Non solo bancarotta

Lingua del bel canto e della gastronomia? Forse. Molto prima della musica e della pizza, c’è stato qualcosa di un po’ meno romantico a fare dell’italiano una lingua quasi internazionale: il denaro.

Tutto il mondo conosce le espressioni italiane inerenti al linguaggio musicale: soprano, basso, pianissimo, violoncello, crescendo, adagio... La diffusione internazionale di queste parole è spesso legata al successo dell’opera lirica a partire circa dal ‘600 e ‘700. Nelle più prestigiose città europee, venivano chiamati maestri italiani che quindi hanno contribuito a fare dell’italiano una lingua di cultura internazionale. Perfino il tedesco Bratsche (in lingua moderna la viola) deriva dall’italiano viola da braccio, strumento così chiamato per distinguerlo dalla viola da gamba.

L’opera risuona con i suoi libretti e le sue primedonne nei teatri di città come Praga, Dresda e Salisburgo. Più tardi, a Vienna si inventeranno dei bizzarri nomi per battezzare stradine come Aidagasse, Traviatagasse o Rigolettogasse, denominazioni ancor oggi esistenti.

Altrettanto importanti sono comunque i termini presi in prestito dall’italiano nel linguaggio finanziario. In questo caso le parole vengono esportate già molto prima, a partire dal tardo Medioevo, un’epoca in cui l’influenza economica della penisola era piuttosto importante.

Il periodo prerinascimentale, soprattutto in Toscana, è un’epoca fondamentale per il progresso delle finanze internazionali e del sistema bancario: un esempio tuttora famoso è quello del Monte dei Paschi di Siena, fondato nel 1472 e con tutta probabilità il più antico tra gli istituti bancari ancora esistenti al mondo.

Il comune di Firenze, di fatto indipendente, in questo periodo si sviluppa come centro di importanza decisiva per i primi sviluppi di quel che più tardi sarà chiamato capitalismo.

Le banche fiorentine prestano importanti somme di denaro alle diverse monarchie europee, rischiando però di andare in fallimento perché i vari sovrani spesso si trovano in guerra tra di loro. Una volta che il re d’Inghilterra Edoardo III decide di non ripagare il credito che i Bardi gli hanno concesso, ecco che altre monarchie seguono il suo esempio, sicché i Bardi finiscono per rimanere letteralmente rovinati.

Comunque, sono numerosi i termini ancor oggi in uso anche in tedesco nel settore finanziario: Netto, Kapital, Kredit, Saldo, Giro, Konto, Bank e tanti altri.

Il tedesco Firma, poi, deriva chiaramente dall’italiano, anche se ormai si ritrova un’importante differenza nel significato.

Quanto alla parola banca, non è altro che la variante femminile di banco, un lungo tavolo usato in strada sin dal ‘200 per il commercio, l’artigianato, il cambio delle monete oppure per il pagamento del salario per i soldati.

Che cosa dire della parola tedesca Bankrott? Deriva dall’italiano bancarotta, quindi indica il tavolo distrutto. Nel comune del tardo Medioevo, possiamo immaginarci delle zone urbane in cui si ritrovavano uomini d’affari che offrivano i loro servizi nelle le strette strade cittadine seduti dietro ai loro banchi. In caso di fallimento, le autorità comunali intervenivano d’ufficio e distruggevano il banco (o la banca), che quindi era rotta. Questo era il chiaro segnale da comunicare ai cittadini: non era più possibile rivolgersi a quell’imprenditore, che perdeva buona parte dei suoi diritti civili e che ormai era appunto in bancarotta.

La connotazione di questa parola è normalmente negativa, tanto in Italia quanto all’estero: già nella seconda metà del ‘400, fonti di Amburgo parlano di Bankeruth per indicare delle persone che mettono in gioco «più denaro di quello che possono pagare».

È proprio vero che il mondo è paese.

Andrea De Nittis, Sprachlehrer Italienisch